Cosa è e come riconoscerla?

La stomatite aftosa ricorrente (RAS), ossia le comuni afte, è una condizione orale ulcerosa molto comune: colpisce infatti fino al 25% della popolazione. Clinicamente si manifesta con ulcere dolorose ben definite, ovali o rotondeggianti, superficiali, ricoperte da una pseudomembrana bianco/grigiastra e circondate da un alone rosso eritematoso. Solitamente un leggero prurito localizzato o una sensazione di bruciore ne precedono lo sviluppo clinico.

Si riconoscono tre varianti cliniche: le afte minori, le afte maggiori e l’aftosi erpetica.

Le afte minori sono la forma più comune: sono relativamente piccole (1-5 mm), talvolta compaiono più di una contemporaneamente e durano in genere 7-14 giorni senza lasciare cicatrici.

Le afte maggiori si presentano con una dimensione maggiore di 1 cm e sono molto dolorose: il loro decorso è più lungo (può superare un mese di durata) e possono lasciare una cicatrice. Entrambe le forme tendono a recidivare spesso, presentandosi più volte nel corso dell’anno.

L’aftosi erpetica si manifesta con tante ulcerette di piccole dimensioni (1-2 mm) sparse in tutta la bocca, da non confondere con la stomatite erpetica vera e propria che è una patologia infettiva virale.

La stomatite aftosa ricorrente ha eziologia sconosciuta ma sostanzialmente è una patologia infiammatoria non infettiva della mucosa di carattere immunitario: spesso può svilupparsi secondariamente all’assunzione di alcuni farmaci.

È curioso notare che i fumatori soffrono di afte con minore frequenza, forse perché il fumo rende inadatta la mucosa orale all’instaurarsi di infezioni (per un processo di cheratinizzazione), oppure per una qualche azione protettiva svolta dalla nicotina. È piuttosto comune infatti che chi smette di fumare soffra per qualche mese di afte, che scompaiono immediatamente in caso di ripresa del vizio.

Le lesioni che caratterizzano la stomatite, se estremamente dolorose, possono rendere problematica l’assunzione di cibo, determinando disidratazione e malnutrizione, oltre a condizionare pesantemente la vita relazionale e lavorativa delle persone colpite.
Nel caso in cui le stomatiti si ripetano con una certa regolarità è opportuno riflettere sui possibili fattori scatenanti, che in genere consistono in intolleranze o deficit alimentari (ad esempio carenza di ferro, acido folico, vitamina B3), in allergie, periodi mestruali, disfunzioni ormonali, turbe gastrointestinali, celiachia, consumo di droghe, parassiti intestinali, malassorbimento gastrico e/o intestinale, affaticamento fisico e mentale, febbre e impiego di amalgame, oppure in condizioni di elevato stress.

Cosa si può fare?

A tutt’oggi non esiste una cura vera e propria; i trattamenti sono tesi esclusivamente ad alleviare il dolore, ridurre il tempo di guarigione e la frequenza degli episodi. Ecco cosa fare nei casi specifici:

  • Ridurre il fastidio legato alla presenza delle ulcere: tramite sciacqui o gel che contengono una piccola quantità di anti-infiammatori o cortisone e/o acido ialuronico.
  • Evitare che le ulcere si infettino: impiegando collutori antisettici a base di clorexidina, privi di alcool.
  • Nei casi più gravi con lesioni di grandi dimensioni: è utile la somministrazione orale di cortisone.

Purtroppo non vi sono ancora dei farmaci che possano garantire la guarigione definitiva della stomatite aftosa. Pur non trattandosi di una patologia infettiva, le tetracicline sono state utilizzate per la gestione della stomatite aftosa per più di 3 decenni, con qualche benefico effetto. Per tale motivo, razione l’utilizzo della minociclina , una tetraciclina semisintetica che, oltre a possedere proprietà antibatterica, ha dimostrato un effetto benefico sul controllo di malattie cutanee non infettive, come ad esempio il pemfigoide cicatriziale, bolloso, e la dermatosi bollosa a IgA lineari.

La minociclina si presume avere un effetto regolatorio sulle citochine che possono essere correlate allo sviluppo della aftosi. Per il trattamento della RAS la minociclina viene prescritta sotto forma di collutori che possono essere a differenti concentrazione di principio attivo, con efficacia risultante diversa. La minociclina allo 0,5% risulta essere significativamente più efficace della minociclina allo 0,2%. L’intensità media del dolore si presenta significativamente più bassa quando viene utilizzato il collutorio a soluzione 0,5% rispetto a quello con soluzione 0,2%: la differenza è già evidente dalla fine del secondo giorno di utilizzo.

Regola base: intervenire il più precocemente possibile

Bisogna agire appena si hanno i segnali della formazione dell’afta: chi è affetto da afte ricorrenti solitamente si rende conto dei segnali di formazione dell’afta, un leggero pizzicorino o fastidio nel punto in cui si formerà. Talvolta si forma nel punto in cui ci si è morsi sulle guance o sulle labbra. In genere si utilizzano dei prodotti che proteggono l’afta, ne impediscono l’infezione, ne leniscono i dolori e cerchino di ridurne la durata. Si possono utilizzare dei gel che formino una pellicola protettiva sulla lesione e dei collutori disinfettanti a base di clorexidina.

I gel in commercio sono numerosi, ne citiamo alcuni:

  • AFTAMED a base di acido ialuronico,
  • ALOVEX a base di acido ialuronico e aloe,
  • BUCCAGEL, a base di acido ialuronico, esetidina e vitamine E,
  • CORTIFLUORAL, su base cortisonica + josamicina (un antibiotico macrolide),
  • IALOZON GEL AFTE ,a base di olio ozonizzato, acido ialuronico, aloe e lisozima. Questo prodotto è una novità nel commercio.

Dr. Roberto Vargiolu

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