Aftosi ricorrente

Aftosi ricorrente

Cosa è e come riconoscerla?

La stomatite aftosa ricorrente (RAS), ossia le comuni afte, è una condizione orale ulcerosa molto comune: colpisce infatti fino al 25% della popolazione. Clinicamente si manifesta con ulcere dolorose ben definite, ovali o rotondeggianti, superficiali, ricoperte da una pseudomembrana bianco/grigiastra e circondate da un alone rosso eritematoso. Solitamente un leggero prurito localizzato o una sensazione di bruciore ne precedono lo sviluppo clinico.

Si riconoscono tre varianti cliniche: le afte minori, le afte maggiori e l’aftosi erpetica.

Le afte minori sono la forma più comune: sono relativamente piccole (1-5 mm), talvolta compaiono più di una contemporaneamente e durano in genere 7-14 giorni senza lasciare cicatrici.

Le afte maggiori si presentano con una dimensione maggiore di 1 cm e sono molto dolorose: il loro decorso è più lungo (può superare un mese di durata) e possono lasciare una cicatrice. Entrambe le forme tendono a recidivare spesso, presentandosi più volte nel corso dell’anno.

L’aftosi erpetica si manifesta con tante ulcerette di piccole dimensioni (1-2 mm) sparse in tutta la bocca, da non confondere con la stomatite erpetica vera e propria che è una patologia infettiva virale.

La stomatite aftosa ricorrente ha eziologia sconosciuta ma sostanzialmente è una patologia infiammatoria non infettiva della mucosa di carattere immunitario: spesso può svilupparsi secondariamente all’assunzione di alcuni farmaci.

È curioso notare che i fumatori soffrono di afte con minore frequenza, forse perché il fumo rende inadatta la mucosa orale all’instaurarsi di infezioni (per un processo di cheratinizzazione), oppure per una qualche azione protettiva svolta dalla nicotina. È piuttosto comune infatti che chi smette di fumare soffra per qualche mese di afte, che scompaiono immediatamente in caso di ripresa del vizio.

Le lesioni che caratterizzano la stomatite, se estremamente dolorose, possono rendere problematica l’assunzione di cibo, determinando disidratazione e malnutrizione, oltre a condizionare pesantemente la vita relazionale e lavorativa delle persone colpite.
Nel caso in cui le stomatiti si ripetano con una certa regolarità è opportuno riflettere sui possibili fattori scatenanti, che in genere consistono in intolleranze o deficit alimentari (ad esempio carenza di ferro, acido folico, vitamina B3), in allergie, periodi mestruali, disfunzioni ormonali, turbe gastrointestinali, celiachia, consumo di droghe, parassiti intestinali, malassorbimento gastrico e/o intestinale, affaticamento fisico e mentale, febbre e impiego di amalgame, oppure in condizioni di elevato stress.

Cosa si può fare?

A tutt’oggi non esiste una cura vera e propria; i trattamenti sono tesi esclusivamente ad alleviare il dolore, ridurre il tempo di guarigione e la frequenza degli episodi. Ecco cosa fare nei casi specifici:

  • Ridurre il fastidio legato alla presenza delle ulcere: tramite sciacqui o gel che contengono una piccola quantità di anti-infiammatori o cortisone e/o acido ialuronico.
  • Evitare che le ulcere si infettino: impiegando collutori antisettici a base di clorexidina, privi di alcool.
  • Nei casi più gravi con lesioni di grandi dimensioni: è utile la somministrazione orale di cortisone.

Purtroppo non vi sono ancora dei farmaci che possano garantire la guarigione definitiva della stomatite aftosa. Pur non trattandosi di una patologia infettiva, le tetracicline sono state utilizzate per la gestione della stomatite aftosa per più di 3 decenni, con qualche benefico effetto. Per tale motivo, razione l’utilizzo della minociclina , una tetraciclina semisintetica che, oltre a possedere proprietà antibatterica, ha dimostrato un effetto benefico sul controllo di malattie cutanee non infettive, come ad esempio il pemfigoide cicatriziale, bolloso, e la dermatosi bollosa a IgA lineari.

La minociclina si presume avere un effetto regolatorio sulle citochine che possono essere correlate allo sviluppo della aftosi. Per il trattamento della RAS la minociclina viene prescritta sotto forma di collutori che possono essere a differenti concentrazione di principio attivo, con efficacia risultante diversa. La minociclina allo 0,5% risulta essere significativamente più efficace della minociclina allo 0,2%. L’intensità media del dolore si presenta significativamente più bassa quando viene utilizzato il collutorio a soluzione 0,5% rispetto a quello con soluzione 0,2%: la differenza è già evidente dalla fine del secondo giorno di utilizzo.

Regola base: intervenire il più precocemente possibile

Bisogna agire appena si hanno i segnali della formazione dell’afta: chi è affetto da afte ricorrenti solitamente si rende conto dei segnali di formazione dell’afta, un leggero pizzicorino o fastidio nel punto in cui si formerà. Talvolta si forma nel punto in cui ci si è morsi sulle guance o sulle labbra. In genere si utilizzano dei prodotti che proteggono l’afta, ne impediscono l’infezione, ne leniscono i dolori e cerchino di ridurne la durata. Si possono utilizzare dei gel che formino una pellicola protettiva sulla lesione e dei collutori disinfettanti a base di clorexidina.

I gel in commercio sono numerosi, ne citiamo alcuni:

  • AFTAMED a base di acido ialuronico,
  • ALOVEX a base di acido ialuronico e aloe,
  • BUCCAGEL, a base di acido ialuronico, esetidina e vitamine E,
  • CORTIFLUORAL, su base cortisonica + josamicina (un antibiotico macrolide),
  • IALOZON GEL AFTE ,a base di olio ozonizzato, acido ialuronico, aloe e lisozima. Questo prodotto è una novità nel commercio.

Dr. Roberto Vargiolu

Adolescenti e carie

L’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa (AIC) ha presentato un’indagine sul ricorso delle famiglie italiane alle cure odontoiatriche ed alle visite di controllo. L’indagine ha coinvolto mille genitori di under 14 ed ha rivelato che negli ultimi 12 mesi, 9 genitori su 10 hanno accompagnato i propri figli dal dentista almeno una volta per un controllo o uno specifico problema dentale (i dati sono nettamente inferiori per il Sud e le Isole). Tuttavia è ancora troppo scarsa la conoscenza delle regole di prevenzione della carie e troppo poche le diagnosi precoci.

Oltre il 50% ignora che fra i maggiori responsabili della carie vi sia l’eccesso di zuccheri e una scarsa igiene orale e 2/3 non sa che la carie può evolvere in pochi mesi.

Solo il 20% degli intervistati è a conoscenza che la carie può presentarsi a qualsiasi età e non solo nei bambini, anche se i picchi di incidenza si riscontrano a 6, 25 e dopo i 70 anni.

Un genitore su due non sa che i denti da latte cariati e nei giovani, sono un grave problema infettivo per i propri bambini e devono essere curati per il mantenimento della salute orale, evitando il coinvolgimento dei denti permanenti che possono essere ostacolati nella loro discesa in arcata.

Un adolescente su tre si lava i denti solo 1 volta al giorno e 1/4 quando si ricorda o ha tempo. Sempre 1/4 si lava i denti solo se i genitori gli dicono di farlo.

Le visite di controllo vanno ripetute ogni 6-12 mesi, a seconda della carioricettività di ogni individuo. Il dentista potrà programmare la seduta di igiene orale, in quanto, un dente ricoperto di placca non permette l’individuazione di carie iniziali. Potrà anche servirsi delle mini-radiografie endorali, molto più dettagliate nella individuazione delle carie interdentali rispetto alle OPT (radiografie panoramiche), dove sono sempre presenti distorsioni e sovrapposizioni di strutture dentali. Con questi mezzi è possibile individuare la carie in una fase iniziale e superficiale, prima che sopraggiunga la sintomatologia con ipersensibilità e dolore, e l’intervento sarà più semplice e meno costoso rispetto a dover risolvere una carie profonda.

A tal proposito si ricorda il fondamentale utilizzo della diga, un foglio di gomma che isola il dente dall’umidità della bocca e consente un campo dentale asciutto e ben visibile, necessario per un corretto trattamento. Purtroppo la diga di gomma viene tuttora utilizzata solo dal 20% dei dentisti.

Dr. Roberto Vargiolu

Chewingum sì o chewingum no?

Sì, ma con le giuste attenzioni e senza esagerare! La gomma da masticare può effettivamente abbassare la carica acida e batterica dopo i pasti, quando siamo fuori casa e non possiamo lavare correttamente i denti. Dovrà però essere senza zucchero e non andrà masticata per più di 10 minuti, per evitare di sforzare inutilmente mandibola e mascella, sovraccaricare i denti e mantenere i batteri all’interno della nostra bocca.

È pertanto sconsigliata in chi soffre di cefalee muscolo-tensive e/o dolori e rumori all’articolazione temporo-mandibolare.
Ricordiamoci anche che i chewingum non sostituiscono assolutamente le buone prassi di igiene orale quotidiana, ma va intesa come un coadiuvante, soprattutto se dopo i pasti non c’è la possibilità di utilizzare lo spazzolino.

Masticare per 10 minuti il chewingum permette di eliminare i residui di cibo e la placca batterica, stimola la salivazione e abbassa l’acidità del cavo orale, tutti fattori favorenti l’insorgere della carie. L’efficacia adesiva del chewingum decade dopo 10 minuti e i batteri inizialmente intrappolati, vengono nuovamente rilasciati, vanificando l’iniziale effetto positivo.

Dott. Roberto Vargiolu

Carie della Prima Infanzia

La CARIE DELLA PRIMA INFANZIA si sviluppa nei bambini di età inferiore ai 6 anni.  É importante riconoscere precocemente i soggetti con elevato rischio di carie al fine di mitigare esperienze odontoiatriche negative e conseguente paura del dentista che si può trascinare anche in età adulta.

Se non riconosciuta in fase iniziale di sviluppo, la carie avrà un effetto negativo sulla qualità della vita del bambino, soprattutto a causa del dolore e delle infezioni che da essa possono scaturire (ascessi e fistole), con necessità di intraprendere lunghe terapie antibiotiche. La CARIE DELLA PRIMA INFANZIA è un problema di salute pubblica che riguarda tutto il mondo, i paesi più avanzati come quelli in via di sviluppo. I paesi all’avanguardia nella tutela della salute pubblica sono quelli scandinavi. In particolare in Svezia, la preoccupazione per l’aumento delle carie nei bambini di 3 anni, ha portato le autorità competenti ad attivare un progetto di prevenzione sui bambini di 1 anno al fine di individuare i fattori di rischio ed evitare che questi si manifestino in carie conclamata a 3 anni.

Nel novembre 2016 sono stati pubblicati su ACTA Odontologica Scandinava i risultati di una ricerca condotta tra il 2002 e il 2010 su 779 bambini svedesi di 1 anno di età:  è possibile ridurre l’insorgenza di carie nei bambini di 3 anni mediante un protocollo di prevenzione che prevede la visita odontoiatrica dei bambini già entro 1 anno di vita e l’analisi dei fattori di rischio per la carie.  Ai bambini di 1 anno è stato fatto un prelievo microbiologico da una superficie del dente o della mucosa orale, se ancora edentuli, alla ricerca dello Streptococcus Mutans, il batterio responsabile della formazione della carie, ed i genitori hanno compilato un questionario per la valutazione di fattori familiari  (fratelli con o senza carie), la salute generale dei bambini, le abitudini alimentari (allattamento al seno, pasti notturni, uso di bevande diverse dall’acqua) e le abitudini igieniche dentali domiciliari. Alla successiva visita a 3 anni è stato possibile stabilire quali fattori sono maggiormente implicati nella formazione di carie:

  1. assunzione di bevande diverse dall’acqua
  2. carie nei fratelli o sorelle
  3. elevati livelli di Streptococcus Mutans a 1 anno
  4. pasti notturni

É chiaro che per ridurre l’incidenza di CARIE DELLA PRIMA INFANZIA  nei bimbi di 1 anno è fondamentale adottare corretti regimi alimentari e igienici. L’uso di bevande diverse dall’acqua è da evitare, soprattutto se ricche di zucchero (tisane, camomille, succhi di frutta), così come i pasti notturni. Anche l’uso del ciuccio bagnato nello zucchero o nel miele, pratica ampiamente utilizzata, è molto dannoso per i tessuti dentari.

Ai bambini (anche prima dell’anno di età) bisogna insegnare a “giocare” con lo spazzolino, massaggiando denti e gengive, in modo da rimuovere dalla loro superficie i residui di cibo e la placca batterica ricca di Streptococcus Mutans. I dentifrici fluorati sono molto utili per rinforzare la superficie dentare e proteggerla dalla aggressione batterica.

Dr. Roberto Vargiolu

 

Diabete e Odontoiatria

Le malattie parodontali e il diabete sono purtroppo strettamente collegati. L’una è causa ed effetto dell’altra. Da molto tempo sono note le conseguenze della malattia diabetica nei confronti dei tessuti orali. 

Nei diabetici è stata infatti dimostrata una maggiore propensione ad incorrere in problemi parodontali, con tutte le conseguenze che una sua rapida evoluzione può portare, ovvero anche sino alla perdita di alcuni elementi dentali. Questo perché chi soffre di diabete manifesta una reazione alterata nei confronti dei batteri presenti nella placca che si deposita attorno ai denti, fra cui quelli responsabili di gengiviti e parodontiti. Inoltre diversi mediatori aumentati, in caso di diabete, come radicali liberi e citochine, possono accrescere l’infiammazione anche a livello delle gengive. Per di più nei pazienti diabetici si assiste ad un rallentamento dei processi di guarigione dopo un intervento di chirurgia orale. La causa è multifattoriale ma, coinvolgendo la sfera genetica, è più difficilmente dominabile. Ciò che può limitare e prevenire i danni derivanti da questo tipo di patologie, è il controllo scrupoloso degli indici glicemici, in grado di attenuare e ritardare notevolmente l’insorgenza di segni e sintomi tipici delle sofferenze parodontali come sanguinamento gengivale, retrazione o rigonfiamento della gengiva e alla comparsa di quadri acuti, come gli ascessi e fino alla perdita di uno o più denti.

Questo processo è reversibile se viene riconosciuto e curato nelle prime fasi di sviluppo. Inoltre, in presenza di un quadro parodontale diffusamente sofferente, è utile indagare anche sullo stato di salute generale del paziente, che può non essere al corrente di uno stato di malattia diabetica.

Nei pazienti notoriamente diabetici oltre ad avere una probabilità più alta di soffrire di parodontite, rispondono peggio alle cure odontoiatriche, soprattutto se non c’è un buon controllo della glicemia.

Ai circa 4 milioni di diabetici italiani, va aggiunto un altro milione di persone che non sanno di avere la glicemia alta. Bisogna ricordare che i diabetici hanno un rischio 3 volte superiore di sviluppare un’infiammazione alle gengive o di peggiorare uno stato patologico già esistente. Di contro chi soffre di malattia parodontale (8 milioni di italiani presentano una parodontite grave, altri 12 milioni presentano segni di infiammazione gengivale) ha una maggiore probabilità di ammalarsi di diabete o, se sono già malati, di controllare peggio la glicemia, esponendosi al pericolo di complicazione.

Chiaramente va ricordato che il diabete ha una componente genetica fondamentale, ma tutti gli stati infiammatori cronici, così come l’impossibilità di una corretta e sana alimentazione, portano a facilitare lo sviluppo del diabete.

Per un sorriso sano, tutte le persone, soprattutto i pazienti con diabete, dovrebbero controllare spesso la salute delle loro gengive; in egual modo, chi ha una parodontite conclamata, dovrebbe tenere sotto controllo la glicemia e l’emoglobina glicata (indice del controllo glicemico). Sempre validi gli ottimi consigli alimentari specifici e le attività, anche leggere, di fitness.

Inoltre, chi soffre di diabete di tipo 1 sono più probabili conseguenze gravi renali e cardiovascolari; nei pazienti con diabete di tipo 2 è più frequente l’insufficienza renale terminale e la mortalità cardio-renale è 3,5 volte superiore rispetto ai pazienti senza problemi di parodontite. È perciò molto importante gestire l’infiammazione con un’adeguata terapia parodontale per aiutare il diabetico a mantenere sotto controllo la glicemia. Riuscirci significa favorire un miglioramento della salute parodontale, in un circolo virtuoso che migliora il benessere generale.

Traumatologia dentale: cosa sapere e come affrontarla

Si discute spesso, in ambiente scientifico e odontoiatrico, sulle innumerevoli complicazioni legate ai traumi degli elementi dentali e sul modo razionale di affrontarle. Per traumatologia dentale si intende infatti quella parte dell’odontoiatria che si occupa di studiare e curare gli effetti di un evento accidentale e le conseguenze sulle strutture ossee e di sostegno dei denti.

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Dai traumi dentali vengono colpiti soprattutto bambini in tenera età con coinvolgimento dei denti decidui (denti da latte), ma anche dei denti permanenti quando inizia la permuta dentaria.

Gli ambienti dove si realizzano i traumi sono quelli legati alla frequentazione del bambino: l’ambiente domestico, la palestra dove avviene il primo avviamento allo sport, e la scuola.

boy on the Playground

Altra causa sono gli incidenti stradali: è responsabilità dei genitori accertarsi che i bambini stiano seduti in seggiolini regolamentari e con le cinture ben allacciate. Purtroppo sono in aumento anche in Italia i casi di traumatismo dentale, legato a maltrattamenti che si svolgono purtroppo in famiglia all’interno delle mura domestiche.

La condizione predisponente i traumi dentali è la malposizione dentale, che non aiuta durante i traumi ma anzi. L’errata posizione dei denti, che può essere legata ad abitudini viziate del bambino come il vizio della suzione (ciuccio, dito etc.) e che talvolta si protrae per diversi anni, aumenta il rischio di trauma al dente e alle zone adiacenti e di supporto, a causa dei punti di contatti tra i denti stessi. Lo specialista deve essere in grado di intercettare precocemente i soggetti con abitudini viziate, cercando di correggerle prima che le conseguenze diventino permanenti.

broken teethI denti maggiormente coinvolti nei traumi sono gli incisivi centrali superiori, seguiti dagli incisivi laterali. Il trauma può portare a diverse conseguenze: intrusione/concussione del dente, lussazione, fratture di diversa entità, avulsione (ovvero la perdita del dente). È fondamentale mantenere la calma e contattare lo specialista in modo che intervenga immediatamente, comunque entro le 24 ore dall’evento traumatico. Ciò migliora notevolmente la prognosi di recupero del dente, anche in caso di avulsione, e nelle prime 24 ore è possibile effettuare il re-impianto del dente perso. La condizione fondamentale e necessaria, è che il dente o il suo frammento vengano adeguatamente conservati. La conservazione ideale è quella in soluzione fisiologica fresca. In alternativa si può utilizzare il persino il latte!

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Mese della Prevenzione 2016 – Studio Dentistico Vargiolu Carbonia Cagliari

Nel mese della prevenzione, lo studio dentistico del Dottor Vargiolu ha elaborato un programma specifico e articolato per te e per tutta la famiglia valido per tutto il mese di Ottobre, con l’obiettivo di valutare lo stato di salute di denti e gengive, preservandone la salute e quindi il proprio naturale sorriso. Il monitoraggio, il controllo dello stato di salute della bocca e la pulizia periodica sono passi veramente fondamentali per prevenire disturbi più severi e, quindi, da non sottovalutare perché possono condurre a maggiori spese in termini di tempo, denaro e soprattutto di salute!

Young man eating an apple

Lo studio dentistico Vargiolu oltre alla visita di controllo gratuita propone tutta una serie di servizi e prezzi di listino bloccati davvero vantaggiosi.

Il test del ph della saliva, sarà, ad esempio effettuato gratuitamente. Questo definisce il grado di acidità della saliva. Solitamente leggermente e naturalmente più acida negli uomini, rispetto alle donne, oscilla nella norma tra i valori 6.5 e 7.5 ed è resa neutra grazie all’azione dei bicarbonati in essa contenuta. Il ph della saliva dipende però anche dai cibi consumati e dall’igiene orale. Ma la saliva può essere resa acida anche da problemi di digestione e reflusso gastro esofageo. A seconda del suo grado di acidità la saliva può favorire la deposizione dei sali minerali, presenti nella saliva stessa e nel cibo, mineralizzando più rapidamente la placca e formando quindi il tartaro. Monitorare quindi il ph della saliva è importante anche per variare alcuni comportamenti alimentari, tenere sotto controllo l’igiene orale senza rimandare la pulizia orale professionale e fissandola secondo parametri personalizzati.  Per effettuare il test si raccomanda di non assumere cibi o bevande, a parte l’acqua minerale, nelle 2 ore precedenti per non alterare il risultato.

In questo mese di Ottobre, verrà quindi osservato un particolare listino per le prestazioni riguardanti la prevenzione: pulizia dei denti, l’applicazione di gel al fluoro e la sigillatura dei solchi dentali.

Couple with toothbrush.

Sappiamo l’importanza ricoperta dalla pulizia dei denti eseguita dal professionista in studio: dentista ed igienista riescono a intervenire laddove il tartaro si forma, nelle zone difficilmente raggiungibili anche dalla più scrupolosa igiene dentale domiciliare.

Il gel al fluoro invece, interviene a livello topico e rafforza lo smalto. È un intervento adatto per grandi e piccini. E’ stato ormai appurato che le pastiglie al fluoro ingerite, non fanno così bene al resto del corpo.

La sigillatura dei solchi  è una procedura  che ha lo scopo di creare una protezione per lo smalto dentale, soprattutto nei solchi dei molari, maggiormente esposti all’attacco e all’annidamento di batteri cariogeni. È consigliato soprattutto sui denti permanenti dei bambini. A tale scopo sono molto utili i sigillanti a lento rilascio di fluoro.

Il Mese della Prevenzione dello Studio Dentistico Vargiolu, prevede:

 

–          Visita di controllo gratuita

–          Test del ph della saliva gratuito

–          Pulizia dei denti al prezzo fisso di € 50,00

–          Applicazione gel al fluoro € 40,00

–          Sigillatura solchi dentali € 30,00

Chiama subito per prenotare la tua visita!

0781 61682

3400914828

mese-della-prevenzione

 

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Apparecchi ortodontici: tipologie per ogni necessità

Per apparecchio ortodontico si intende generalmente ogni dispositivo medico che ha per obiettivo il raddrizzamento e il riallineamento dei denti, con conseguente miglioramento estetico e funzionale di fronte a problemi quali dentatura irregolare, storta, mancante,  malocclusioni o per esigenze di igiene dentale altrimenti difficoltosa.

Gli apparecchi ortodontici non supportano solo le esigenze dei bambini, onde evitare difetti che potrebbero presentarsi con la crescita, ma possono essere necessari anche negli adulti. Per i più grandi vi sono oggi diverse soluzioni, anche invisibili, qualora vi fosse la necessità di mascherare l’apparecchio.

teeth orthodontics

I primi apparecchi ortodontici risalgono a epoche remote: diversi sono stati i ritrovamenti presso gli antichi etruschi e romani, ma solo dopo il Settecento, e più concretamente dal Novecento, l’ortodonzia si è fatta scienza nella sua forma più moderna e con dispositivi sempre meno invasivi e sempre più efficaci . L’apparecchio ortodontico è un dispositivo medico assolutamente personale, studiato dall’ortodontista e costruito su misura sulla bocca di ciascun paziente, grazie all’ausilio delle radiografie panoramiche, delle radiografie laterali del cranio e dei calchi in gesso o le ricostruzioni 3D delle arcate dentarie.

Oggi esistono diversi apparecchi ortodontici fissi, mobili o anche trasparenti.

Gli apparecchi di tipo mobile sono tutti quei dispositivi, sempre costruiti su misura, che il paziente può inserire o rimuovere autonomamente. Questa tipologia viene utilizzata per migliorare l’occlusione dentaria oppure come “mantenimento” della posizione dei denti già raddrizzati dopo la rimozione dell’apparecchio fisso.

Kolorowy aparat ortodontyczny.Umiechnita dziewczynka z kolorowymVerschiedene Zahnspangen, retainer

 

Gli apparecchi fissi sono diversi, e variano di forma, applicazione e tipologia a seconda delle esigenze e delle azioni correttive da mettere in atto. Il più famoso e utilizzato è l’Edgewise, dall’inglese letteralmente “ponte che tira dai bordi”, inventato nel 1900 circa da Edward H. Angle e formato da placchette (slot e brackets), fissate alla superficie del dente con resine specifiche assolutamente e perfettamente removibili, e un filo malleabile e non troppo rigido, in grado di tirare i denti nella posizione specifica e desiderata.

Teeth with braces.

L’apparecchio fisso di questo tipo può essere vestibolare o linguale, ovvero installato sulla superficie esterna o interna dei denti, a seconda di necessità e/o esigenze di tipo estetico. Oggi esistono degli apparecchi ortodontici “estetici” in quanto i brackets vengono fabbricati anche in materiali ceramici o trasparenti.

prety girl is smiling with braces and lens showing them bigger

In tempi decisamente più moderni è stato brevettato anche un apparecchio ortodontico praticamente invisibile, costituito da materiale polimerico trasparente, che permette di nascondere quasi totalmente la terapia di raddrizzamento in corso. È richiesto e utilizzato soprattutto dagli adulti che per motivi estetici non vorrebbero installare quello fisso. Si tratta di una serie di mascherine trasparenti che vanno utilizzate secondo una sequenza ben precisa. Va però sottolineato che non sempre è possibile evitare l’installazione di un apparecchio fisso, a seconda del problema specifico da risolvere. Il sistema invisibile richiede oltremodo una certa cura e costanza da parte del paziente, in quanto, per ottenere gli effetti desiderati, questo dispositivo ortodontico dovrà essere indossato almeno 20 ore al giorno, quindi rimosso solo durante i pasti e in circostanze straordinarie, mentre occorrerà applicarle anche durante la notte.

Woman wearing orthodontic silicone trainer

Occorre prendere in considerazione il fatto che, al giorno d’oggi, gli apparecchi fissi, sono comunque meno ingombranti e visibili, grazie anche all’utilizzo di materiali meno “appariscenti”, come la ceramica, in grado di camuffarsi col dente.

Se per motivi estetici o funzionali, vedete i vostri denti storti o “lontani” o non perfettamente allineati, non esitate a parlarne con il vostro dentista che valuterà la soluzione più adatta a voi, senza aspettare che la situazione permanga o peggiori.

 

La sedazione con il protossido di azoto, ovvero la moderna sedazione cosciente

  • Pulpotomia - Studio Dentistico Vargiolu - Carbonia

La sedazione cosciente con protossido di azoto, detta anche anestesia gassosa, è una tecnica anestesiologica e analgesica, sicura e provata, che prevede la somministrazione di un sedativo allo stato gassoso, quale il protossido, per via respiratoria. Nella miscela erogata è presente solitamente il 30% di ossigeno, al fine di garantire la giusta ossigenazione. La proporzione tra protossido e ossigeno cambia però da paziente a paziente, e a seconda dell’età, del sesso e della componente ansiosa. È quindi molto personale e la “base-line”, ovvero il rapporto tra ossigeno e protossido di azoto, va determinata precedentemente insieme al paziente.

Questo tipo di anestesia è infatti molto adatta e sempre più utilizzata, per i bambini o per le persone con forte paura del dentista. Aiuta infatti ad alleggerire lo stato di tensione nervosa, la percezione del dolore e dello stress, lasciando una piacevole sensazione di benessere, pur essendo completamente coscienti e in grado di rispondere a tutti gli stimoli, collaborando con l’operatore, e tutelando pienamente le funzioni quali tosse e deglutizione, fondamentali sulla sedia del dentista.

Ma non solo. I vantaggi della anestesia gassosa sono diversi. Al senso di leggerezza, benessere e calma, va anche detto che il suo effetto dura solo pochi minuti: una volta sospeso il trattamento e tolto l’erogatore il paziente è  in grado di guidare e dedicarsi alle sue attività quotidiane.

Il protossido di azoto è un gas non infiammabile, non ha alcuna reazione allergica possibile e non viene metabolizzato dall’organismo, bensì eliminato attraverso la normale respirazione. Per questo è possibile, qualora il dentista lo ritenga opportuno, associarla anche alle normali anestesie.

 

L’apparecchio per la sedazione cosciente del paziente è chiamato “sedation machine”, macchinario complesso di miscelazione che eroga flussi di protossido di azoto e ossigeno. Tramite una confortevole mascherina appoggiata sul naso, il macchinario rilascia una miscela controllata di ossigeno e protossido d’azoto per via inalatoria, determinata dal medico-dentista, secondo quanto stabilito nella “base-line”. In tempi brevi il paziente si sente rilassato, lo stato ansioso e la sensazione di dolore si attenuano facilitando l’intervento.

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Questo tipo di sedazione, può essere utilizzata in qualsiasi momento e per qualsiasi intervento odontoiatrico in quanto rilassa, aumenta la soglia del dolore, desensibilizza le mucose orali e non ha effetti irritanti, tossici o allergici.

 

 

Denti del giudizio: se, quando e perché estrarli

I denti del giudizio sono anche detti terzi molari, in quanto si aggiungono alle estremità dell’arcata dentaria di destra e di sinistra, in quella inferiore come in quella superiore. Vengono così chiamati in quanto fuoriescono dalle gengive solo dopo il diciottesimo anno di età, e in genere sino ai venticinque anni, ma con tempistiche anche molto soggettive.

La loro comparsa è chiamata tecnicamente eruzione. Solitamente sono quattro, ma possono comparire in numero inferiore o non comparire affatto.  Anche nel caso in cui non si avverta alcun fastidio o dolore, occorre verificare la loro effettiva posizione. Solo le radiografie panoramiche e altre tipologie di esami radiografici come le TAC,  potranno chiarire se i denti siano presenti e in quale posizione, in modo da evitare nevralgie, gengive gonfie e infiammate e ascessi durante l’eruzione. Uno dei denti del giudizio potrebbe infatti essere male orientato e spingere orizzontalmente sui secondi molari, per quanto nascosto dalla gengiva.

Weisheitszahn

Questi denti completano dunque la dentizione permanente solo successivamente all’età giovanile e rappresentano un lascito evolutivo dei nostri antenati. Millenni fa infatti l’uomo era costretto a mangiare carne ed altri cibi crudi e duri, e la mascella e la mandibola erano quindi più prominenti. Inoltre era necessaria una bella superficie masticatoria per triturare i cibi. C’era quindi spazio per un dente in più che faceva al tempo al quanto “comodo”.

Vector cartoon illustration set of men women babies and children

I denti del giudizio, oggi, non hanno alcuna funzionalità estetica e meccanica, ed anzi spesso sono più facilmente soggetti a carie e parodontiti in quanto la loro posizione rende difficoltosa la loro pulizia e il passaggio del filo interdentale. Nel caso in cui non diano problemi quali gengiviti, parodontiti, carie o problemi di malocclusione, ma la loro crescita sia incanalata perfettamente e sana, non occorre rimuoverli, anzi sarà bene lasciarli. Se la loro crescita invece avviene con difficoltà, sarà facile avvertire fastidi e infiammazioni ricorrenti. Inoltre durante l’eruzione dei denti del giudizio la posizione dei denti può subire delle variazioni. In questi casi è consigliabile effettuare un controllo e decidere insieme al vostro dentista il da farsi, in quanto un dente del giudizio non monitorato e non curato può dar vita a granulomi, cisti, carie e si potranno formare facilmente anche degli ascessi.